Competenze sempre più elevate e aggiornate giocano un ruolo decisivo per la competitività delle imprese e la qualità del lavoro. È dunque prioritario l'obiettivo di investire sulle risorse umane e quindi di integrare il sistema dell'istruzione con quello della formazione e del lavoro in un ciclo virtuoso. In questa prospettiva la commissione scuola e formazione di Confindustria ha organizzato martedì 2 marzo a Bergamo un incontro sul tema "La formazione continua e la produttività delle imprese: il ruolo dei fondi interprofessionali".
In collaborazione con il consiglio centrale Piccola industria, Confindustria Bergamo, Fondimpresa e Fondirigenti, il convegno ha inteso promuovere la formazione continua presso le imprese associate, in particolare le Pmi, definendo azioni condivise per un uso più ampio dei fondi, che sono risorse delle imprese stesse, ma che le imprese spesso utilizzano in modo non sufficiente, per le complesse procedure di accesso verso le quali, nell'occasione, è stato anche sollecitato un processo di semplificazione.
Al convegno di Bergamo è intervenuta anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Nella graduatoria internazionale sul «life long learning» l'Italia risulta non solo distante dall'obiettivo fissato da Lisbona del 12,5% del tasso di popolazione adulta che dovrebbe partecipare alla formazione continua, ma con un modesto 6,3% si trova anche ben sotto la media dell'Unione europea (a 27 paesi) del 9,5% (i dati sono del 2008); inoltre mentre nella Ue quasi un'impresa su due svolge corsi di formazione continua, nel nostro paese il rapporto è poco più di un'impresa su quattro. Fra l'altro in Italia, come ha ricordato nella sua introduzione ai lavori il presidente di Confindustria Lombardia Alberto Barcella, «abbiamo una disoccupazione giovanile drammaticamente elevata e anche il primato dei giovani cosidetti "né-né", ossia che né studiano, né lavorano, il 26% del totale».
Nel suo saluto ai partecipanti all'incontro, il presidente di Confindustria Bergamo Carlo Mazzoleni ha citato come slogan l'adagio «chi si forma non è perduto», nel senso che proprio la formazione permette ad imprese e lavoratori di ripartire al meglio «nella discontinuità strategica del dopo crisi» come ha presidente dell'associazione degli im prenditori Emma Marcegaglia. Formazione continua e innovazione come "due vitamine" per la competitivià delle imprese e per i lavoratori è un altro slogan uscito nella tavola rotonda, introdotta dal vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei e coordinata dal direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta, dove sono intervenuti, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, il presidente di Federmanager Giorgio Ambrogioni e il professor Michele Tiraboschi dell'università di Modena, oltre a Enrico Loccioni (Loccioni SpA), Alberto Ribolla (Club dei 15), Desiderio Cecchinato (Stefanplast SpA).
Il ruolo dei fondi interprofessionali è stato illustrato da Giorgio Fossa e Renato Cuselli, presidenti rispettivamente di Fondimpresa e Fondirigenti. Fossa ha spiegato che la progressiva riduzione delle risorse pubbliche destinate alla formazione continua assegna ai fondi – che sono bilaterali, cioè espressione sia delle imprese che dei lavoratori perché ricavano le loro risorse dallo 0,30% dei contributi versati dalle aziende all'Inps – un ruolo importante per il rilancio della competitività. Entro pochi giorni sarà pronto un bando, che si potrà trovare sul sito di Fondimpresa – che rende disponibili 50 milioni di euro nel 2010 per formare i lavoratori in mobilità.
«Si tratta di un intervento di carattere assolutamente straordinario, fuori dal tradizionale raggio di azione dei Fondi interprofessionali – ha sottolineato Fossa – perché straordinaria è questa fase di crisi globale. Il valore strategico della formazione rispetto allo sviluppo si afferma ancor più in questo contesto. Riqualificare e accrescere le professionalità, soprattutto in relazione ai nuovi fabbisogni formativi, vuol dire offrire nuove chance di lavoro alle persone e nuove energie competitive alle aziende in vista della ripresa». Fossa ha poi evidenziato che l'Intesa del 17 febbraio ha attribuito ai Fondi e alle Parti sociali un ruolo fondamentale. Condizione essenziale per il finanziamento è un accordo sottoscritto dalle parti sociali a livello territoriale. Ad oggi, Fondimpresa ha finanziato attività formative per 410 milioni di euro, coinvolgendo oltre 700mila lavoratori, tra i quali, dal 2009, anche quelli in cassa integrazione. Sono da assegnare altri 90 milioni per piani formativi su varie tematiche, inclusi ambiente e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Nel suo intervento il presidente di Fondingenti (inizialmente nato con la denominazione di Fondazione Giuseppe Taliercio) Renato Cuselli ha spiegato che «fin dalla nostra costituzione abbiamo cercato di dare alla nostra Fondazione, unica anche nella formula giuridica, una caratteristica di diversità per il target cui si riferisce, per la responsabilità, l'impegno e l'esempio che questo target ha nei confronti degli altri e del paese in generale». Fondirigenti ha realizzato una sorta di "agenzia integrata per lo sviluppo sostenibile e la competitività" per agire a favore di persone, imprese e territori diversi: dirigenti momentaneamente disoccupati, manager atipici, quadri, giovani talenti, imprenditori, ridistribuendo risorse dalle grandi imprese alle piccole e medie, tra settori e territori, da aree più favorite ad altre meno favorite del paese.