28/10/2008 - A vent’anni dal referendum abrogativo, il nucleare irrompe nel dibattito elettorale, creando una spaccatura sulla riapertura all’atomo. Le posizioni dei principali schieramenti politici in un dossier che comprende video-interviste ai responsabili di settore delle principali coalizioni, gli estratti dei programmi degli schieramenti riguardanti le politiche energetiche e una panoramica della situazione internazionale.
L'Italia è il secondo Paese al mondo per importazione di energia perché acquista circa l'85 per cento del proprio fabbisogno e l’aumento inarrestabile del prezzo del petrolio inciderà profondamente sull’approvvigionamento. Rispetto alla Francia, che ospita nel proprio territorio ben 59 centrali nucleari, la nostra corrente costa il doppio; rispetto al resto d’Europa quello imposto in Italia è il prezzo più alto: dalle variazioni del costo del petrolio dipende il costo per chilowatt. Un'inaspettata penuria di combustibile rischierebbe di paralizzare l'intero paese.
Le proposte dei partiti sono abbastanza definite: aperto al nucleare è il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi, che progetta la costruzione di 5 centrali entro 10 anni. La posizione ufficiale del Partito Democratico di Walter Veltroni - «ambientalismo del fare e rottamazione del petrolio» - non esclude, per il momento, alcuna opzione, sebbene il partito non abbia mai ufficialmente dato il via libera all’energia dell’atomo. Favorevole è l’Udc, che punta anche sull’utilizzo delle fonti alternative. Contraria la Sinistra arcobaleno, che propone un ampio utilizzo di pannelli solari.
L’analisi non si ferma alla realtà nazionale e offre una panoramica sulle dinamiche globali del mercato energetico e dell’approvvigionamento, dalle famose Sette Sorelle ai Paesi che investono nel nucleare cosiddetto «di quarta generazione», dall’utilizzo massiccio del carbone in Cina al boom dei biocarburanti nelle Americhe, fino all’«isola che non c’è»: le fonti rinnovabili.